La guerra e le ripercussioni nel Packaging
La situazione attuale (maggio 2026) vede il settore del packaging alimentare sotto una pressione senza precedenti a causa dell’escalation del conflitto con l’Iran. L’instabilità nell’area del Golfo Persico e le minacce alla navigazione nello Stretto di Hormuz hanno innescato uno “shock petrolifero” che si ripercuote direttamente sulla filiera delle materie plastiche.
Ecco i punti chiave dell’attuale crisi:
- Impennata dei costi delle materie prime
Il petrolio non è solo una fonte di energia per le fabbriche, ma la materia prima fondamentale (feedstock) per la produzione di polimeri.
• Resine plastiche (PE, PET, PP): I prezzi di PET e Nylon sono aumentati di oltre il 32% solo tra marzo e aprile 2026.
• Polimeri specifici: Il polipropilene (PP), diffusissimo per contenitori alimentari e vaschette, ha registrato rincari medi del 24% in un solo mese. - Introduzione della “War Med Surcharge”
Molti produttori di imballaggi, per proteggere i margini dall’estrema volatilità, hanno iniziato ad applicare sovrapprezzi straordinari nei contratti di fornitura.
• Clausole di emergenza: Sono apparse voci di costo denominate “War Med Surcharge” (Sovrapprezzo di Guerra nel Mediterraneo/Medio Oriente). - Effetti sulla logistica e disponibilità
Non è solo un problema di prezzo, ma di reperibilità:
• Ritardi nelle consegne: La crisi delle rotte marittime ha allungato i tempi di approvvigionamento delle plastiche provenienti dall’Asia.
• Pagamenti anticipati: Alcuni fornitori di polimeri hanno iniziato a richiedere il pagamento in contanti prima della consegna (cash before delivery), creando crisi di liquidità per le piccole aziende di trasformazione. - Reazioni del settore alimentare
L’industria del packaging sta reagendo in tre modi principali:
• Thickness: Alcune aziende riducono la grammatura delle confezioni o il contenuto del prodotto per compensare i costi del packaging senza aumentare il prezzo finale.
• Passaggio alla carta: Per i prodotti secchi (tè, snack), si sta accelerando la transizione verso il packaging flessibile a base carta, che permette di “sganciarsi” dalle quotazioni del petrolio.
• Recupero del riciclato: Paradossalmente, l’aumento della plastica vergine sta rendendo la plastica riciclata (R-PET) più competitiva, accelerando gli obiettivi di sostenibilità non solo per etica, ma per pura necessità economica.
In sintesi: Se il conflitto dovesse prolungarsi, gli analisti prevedono un aumento del costo energetico industriale fino al 60-130%, rendendo il packaging in plastica tradizionale un lusso insostenibile per molti segmenti del mass-market.



